Sfreccio a tutta velocità sulla mia bicicletta fra le stradine di Lecce in direzione piazza S. Oronzo quando, in una mise fin troppo formale, un livello etilico nel sangue a prova di polizia, con la gonna che svolazza, i capelli al vento e il campanello che trilla ad ogni bella presenza incrociata sulla strada, sento suonare il mio telefono.
Metto alla prova tutta la mia bravura di artista circense mancata, prendo il telefono con una mano, mentre con l’altra reggo in equilibrio la bicicletta, cercando di scansare giovani vecchi cani e gatti, bancarelle di senegalesi, artisti di strada e un mimo brutto come la morte. – Pronto? – dico senza guardare il display. È la Nana che dopo i saluti comincia – Ascolta, ma Alice lavora all’Ipercoop?
